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BALERA
di Achille Roselletti e Francesco Torchia
un omaggio a "Le bal" di J.C. Penchenat
Perché
la storia di una "Balera"? Perché per tutti i cinquantenni il "locale
da ballo" -la Balera, appunto- era un luogo che scandiva le date più importanti
del calendario della vita di ognuno: il carnevale,
i veglioni, le feste scolastiche, quelle di partito, i "pomeriggi danzanti"
ecc. Un luogo mitico dove tutti potevano diventare "attori" e "mettere
in scena" il personaggio che, di volta
in volta, intendevano recitare: il bullo, l'innamorato, l'annoiato, l'intellettuale,
ecc. Un luogo dove si concentravano le passioni, gli amori più o meno
eterni, i piccoli o grandi intrighi di cui eravamo protagonisti o vittime;
e dove, insieme ad una bibita di un colore spesso indefinibile, si mandavano
giù delusioni, tradimenti, imbarazzi. E nella Balera, con il ballo, ovviamente
la musica. Per questo abbiamo voluto mettere in scena il ballo e la musica
come specchio fedele (ma talvolta deformante) di costumi, mode, filosofie
di vita e di pensiero, di bisogni individuali e collettivi, di contrasti
generazionali e scontri sociali. Lo spettacolo, che racconta gli ultimi
cinquanta anni di storia italiana vista attraverso la storia di una "balera"
e attraverso le "piccole" storie di ognuno, si può guardare come una serie
di gags divertenti, oppure, a livello più profondo, come una sottile e
pungente critica di questa società, passata -attraverso un frenetico tourbillon
di avvenimenti- dal calore dei vecchi locali da ballo all' istupidimento
delle discoteche o della televisione.
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